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Il MONDO DEI RIFIUTI
I rifiuti sono scarti , sono quello che rimane dalle attività dell'uomo.
Il fatto è che produciamo rifiuti in grandissime quantità e di diversi tipi.
Si è calcolato che la mole di rifiuti che ciascuno di noi produce in un giorno è pari a circa 1,5 Kg.
Ma poi bisogna aggiungere i rifiuti lasciati nelle strade, quelli della lavorazione delle industrie , delle cave e miniere , quelli prodotti dagli agricoltori e da tante altre tipologie .
Tutti questi rifiuti li scarichiamo nella terra e, a volte, nelle acque .Qualcosa non arreca danni e si trasforma naturalmente. Altri rifiuti, invece, non si possono trasformare:alterano il nostro ambiente e, a volte, sono molto pericolosi.
Ma siamo davvero sicuri che tutto quello che scartiamo non possa servire?
Oggi abbiamo gli strumenti per raccogliere i rifiuti in maniera differenziata, per riciclare e riutilizzare buona parte si quello che scartiamo, per ridurre la quantità di rifiuti che solitamente produciamo.
IL MONDO DEI RIFIUTI:
la plastica
La plastica è una sostanza duttile e resistente che viene sfruttata per diverse produzioni, in particolare per realizzare contenitori e imballaggi. Ci sono differenti tipi di plastica e diverse sono gli utilizzi a cui sono destinati. Ogni tipologia si plastica è identificabile con una sigla :PET, PVC ,PE, PP,ecc.
La plastica, però , non è biodegradabile , ma può essere riciclata.
La plastica può essere raccolta sia in maniera indifferenziata, sia selezionandola per tipologia. In questo secondo caso è molto più semplice ed economico riciclarla e si possono ottenere prodotti si miglior qualità e di tipo diverso ( profilati per l'edilizia, capi d'abbigliamento, contenitori, ecc.)
LE MATERIE PLASTICHE
I vari tipi più comuni di plastica e il loro potere calorifero(in MJ/kg)
POLIETILENE (PE) 46
E' il più diffuso, economico e versatile. Si usa per i sacchetti di plastica, teli, bottiglie,di latte, fusti, taniche, tappi, fogli per l'edilizia...
CLORURO DI POLIVINILE (PVC) (20)
Usato per tubi e raccordi per l'edilizia, per le pellicole alimentari, le bottiglie per bevande non gasate, flaconi di shampoo e cosmetici, sacchetti, alveoli per uova, cioccolatini e fiale.
POLIETILENTEREFTALATO(PET) (33)
Usato per la sua grande resistenza agli urti per produrre bottiglie per bevande gasate, componenti per automobili, imbottiture per abbigliamento e arredamento; è il più diffuso dei polimeri insaturi.
POLIPROPILENE (PP) (46)
Buone capacità di inerzia chimica e di rigidità, resistente alle trazioni, viene per questo usato, per stoviglie,confezioni di gelati e yogurt, siringhe monouso, secchi.
POLISTIROLO (PS) (41)
Dotato di bassa resistenza agli urti, viene usato per bicchieri e posate, coppette di gelato e yogurt, chiusure e cappucci spray,. Nella sua forma espansa per imballaggi di oggetti.
POLIURETANO (PUR) (18\ 25)
Viene impiegato nell'industria automobilistica per i paraurti o nell'arredamento come gommapiuma
POLIAMMIDI (PA) (19 \ 37 )
Il prodotto più noto è il nylon utilizzato per la sua resistenza alla trazione meccanica.
La plastica è uno dei materiali più caratteristici e diffusi della nostra società; sostanzialmente sarebbe oggi impensabile vivere senza di essa o meglio di esse, perché di plastiche ne esistono molti tipi che hanno in comune solo la plasticità, ossia la capacità di essere modellate dall'azione del calore e della pressione, oltre a leggerezza e facile lavorabilità.
Le stesse materie prime impiegate nella produzione sono diverse: si va dalle resine naturali alle sostanze proteiche, anche se la maggior parte delle plastiche derivano dalla cellulosa e dalle resine sintetiche, ricavate dal petrolio e dal metano, cui vengono aggiunti materiali ausiliari per permettere particolari funzioni: rinforzanti, coloranti, solventi indurenti.
La prima resina venne scoperta quasi per caso nel 1868 ad opera di due americani: JOHN e JAIAH HYATT.
Tutte le plastiche sono macromolecole, ossia unione a catene lunghe e complesse (polimeri) costruite con molecole più semplici (monomeri), ottenute partendo da composti abbastanza semplici attraverso reazioni di condensazione e di polimerizzazione.
Il basso costo di produzione, l'alta resistenza e la versatilità ne hanno determinato l'enorme successo e diffusione, cui fa da riscontro una certa difficoltà di smaltimento.
Nelle discariche le plastiche rappresentano il 9% dei m materiali deposti e, non esistendo batteri in grado di metabolizzarle, sono praticamente indistruttibili nei secoli. Né una soluzione sono le cosiddette plastiche "biodegradabili" poiché la loro dissolubilità reale è tutt'altro che dimostrata : il trattamento permette infatti una dissoluzione, ad opera dei raggi solari, ma le sostanze costituenti rimangono intatte. Il processo di riciclaggio può realizzarsi seguendo tre filoni: il riciclaggio meccanico, il riciclaggio chimico e il recupero energetico per incenerimento o pirolisi.
Il riciclaggio meccanico consiste nella rilavorazione delle materie plastiche post-consumo per la produzione di altri manufatti. Il riciclaggio meccanico si attua in due modi:
- il riciclaggio delle plastiche omogenee è il processo che trattando un tipo di plastica alla volta, permette di ottenere il polimero di partenza . La separazione tra le diverse plastiche è più delicata e viene effettuata manualmente, con costi elevati ;
- - dal riciclaggio delle plastiche diverse si ottiene invece una miscela eterogenea con caratteristiche meccaniche inferiori, che viene impiegata nella produzione di pali, tubature e materiale per arredo urbano in genere.
(Alcuni esempi: riciclando film di imballaggio in PE è possibile ricavare teli per uso agricolo; riciclando flaconi in PE è possibile produrre altri flaconi e manufatti per l'edilizia; riciclando PET è possibile produrre componenti per auto e fibre sintetiche per indumenti ; riciclando PVC è possibile produrre raccorderie, tubazioni e cavi per l'edilizia)
Il riciclo chimico è ancora in fase di studio e consiste nella riconversione dei polimeri nei monomeri d'origine, che possono essere reimmessi a loro volta nella produzione di una nuova plastica. Attualmente i costi di questo processo sono proibitivi.
Il recupero energetico consiste nello sfruttamento dell'alto potere calorifico delle materie plastiche , essendo le stesse derivate direttamente dal petrolio e dal metano. Questa opzione sembra al momento una delle vie più facilmente percorribili nella gestione integrata dei RSU, anche in considerazione della continua innovazione tecnologica tesa a ridurre gli impatti ambientali, favorita anche da una legislazione europea e nazionale particolarmente attenta al problema dei microinquinanti che limita di fatto a livelli minimali le emissioni considerate nocive per l'uomo e l'ambiente . E' chiaro che il recupero energetico è ad un livello di priorità inferiore rispetto al riciclaggio, perché comunque rimangono ancora alcuni rischi per la salute della collettività a causa dei rilasci di sostanze inquinanti nell'atmosfera quali diossine e cloro.
L'industria della plastica ha sempre riciclato i propri scarti di lavorazione (il cosiddetto preconsumo), dato il risparmio di materie prime e considerato il vantaggio economico che ne deriva .
Il recupero "post-consumo" motivato dalla necessità di porre freno all'invasione delle materie plastiche tra i rifiuti, ha invece evidenziato notevoli difficoltà, data la pessima qualità del materiale recuperato per la presenza di plastica eterogenea e sporca.
Benefici legati al recupero delle materie plastiche
RISPARMIO ENERGETICO: si attesta sulle 12.000 kcal/kg
RISPARMIO DI MATERIE PRIME: il petrolio e i gas naturali
VANTAGGIO AMBIENTALE: mancato conferimento in discarica di un materiale notevolmente "voluminoso", a causa del suo basso peso specifico e della sua bassa comprimibilità in discarica; riduzione dell'inquinamento visivo; minor accumulo nell' ambiente ; riduzione dell'impatto dei processi di trasformazione del petrolio
VANTAGGIO ECONOMICO: risparmio sui costi di smaltimento e sulle importazioni della materia prima
ALBERO della GOMMA
Albero della gomma , nome comune di diverse specie di piante arboree che producono il lattice da cui si ricava la gomma naturale. Le specie sono circa 300, appartenenti a famiglie diverse; la più produttiva in assoluto è HEVEA BRASILIENSIS, dalla famiglia delle EUFORBIACEE, una pianta originaria del Rio delle Amazzoni, introdotta a partire dalla fine del XIX secolo anche in Asia e in Africa.
Attualmente, oltre il 90% della produzione di gomma naturale proviene dalle piantagioni di Hevea Brasiliensis dell'Asia sud orientale; gli alberi americani sono stati danneggiati pesantemente da un fungo patogeno che attacca le foglie della pianta.
L'albero della gomma cresce in alcune regioni calde e umide, superando i 20 m. di altezza.
La sua chioma è costituita da foglie coriacee composte palmate di colore verde scuro; i fiori sono unisessuali; poco appariscenti ; i semi assomigliano a quelli della pianta di ricino, anch'essa appartenente alla famiglia delle Euforbiacee ; i frutti sono capsule, vale a dire frutti secchie deiscenti(giunti a maturazione), si aprono automaticamente disperdendo i semi nell'ambiente) . Il lattice da cui si produce la gomma naturale è una sostanza biancastra costituita da una sospensione acquosa di composti di natura diversa; quelli che conferiscono le proprietà di elasticità al lattice e ai suoi prodotti sono idrocarburi a lunga catena.
CLASSIFICAZIONE SCIENTIFICA: il più diffuso albero della gomma è classificato HEVEA BRASILIENSIS nella famiglia delle euforbiacee, ordine euforbiali, classe DICOTILEDONI, divisione ANGIOSPERME.